Pynchon è un ottimo Cotes de Provence

Zonadidisagio

vino

“Un pomeriggio d’estate Mrs OedipaMaas, rincasando da un party Tupperware in cui la padrona di casa aveva messo forse un po’ troppo kirsch nella fonduta, scoprì che lei, Oedipa, era stata nominata esecutore o – meglio, a suo parere – esecutrice testamentaria di un certo Pierce Inverarity, un magnate immobiliare californiano che una volta nel tempo libero aveva perso due milioni di dollari, ma possedeva ancora beni in quantità, e abbastanza aggrovigliati da renderne l’inventariazione tutt’altro che una passeggiata”. (da “L’incanto del Lotto 49” di Thomas Pynchon)

Roberto Saporito

Vino: Cotes de Provence, Chateau de Berne, Blanc, 2012

Libro: Thomas Pynchon  “L’incanto del Lotto 49”, Einaudi

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Identità e passato. Respira di Roberto Saporito

trapezunzio

Quando pensiamo alla rinascita normalmente leghiamo il concetto al passato. Si rinasce sempre da qualcosa. Può succedere che un uomo o una donna potente cada in disgrazia e poi riesca a tornare sulla breccia, in questo senso rinasce, ma questo non esclude il passato anzi, l’antica disgrazia è per certi versi una condizione necessaria alla nuova prosperità. Un meccanismo simile si può usare parlando di rinascita come redenzione. Colui o colei che esce da una situazione di disagio oppure conosce una svolta etica nella propria vita, tale da cambiarla radicalmente, non annulla il proprio passato anzi, la nuova situazione acquisisce maggiore spessore in contrapposizione al passato che intende superare.

Nell’ultimo romanzo di Roberto Saporito, Respira, edito da Miraggi, il protagonista non rinasce con questi significati, bensì annulla la sua vita precedente per acquistarne una nuova. Non è un testo di fantascienza, quanto piuttosto una delle situazioni paradossali in cui…

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La mano del caso sui respiri mancati

Zonadidisagio

rs

Scomparire. Sottrarsi senza preavviso agli occhi del mondo, tranciare legami, uscire di scena e riapparire altrove, a ricominciare il gioco dalla prima, immacolata casella: un’eterna tentazione che rimane pensiero, indecente, e lì si ferma.

Non così per il protagonista dell’ultimo romanzo di Roberto Saporito, Respira (Miraggi), cui l’occasione di svanire – del tutto inattesa – si presenta come dono del destino, in un preciso momento storico. Da pochi, puntuali accenni, scopriamo trattarsi di un mercante d’arte, di ampie possibilità e abitudine all’agio. L’undici settembre 2001 dovrebbe recarsi come sempre in una delle Torri Gemelle, quella che accoglie il suo ufficio di rappresentanza. La mano del Caso è una sveglia che non suona, un aereo che entra nel grattacielo come un coltello affilatissimo nella carne. Una cosa di una precisione chirurgica. Crollano le torri, per logica conseguenza lo si ipotizza morto.

È per quest’uomo la possibilità concreta del cambiamento, occasione di…

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Il dilemma di un uomo che cade

Zonadidisagio

rs

“Per morire c’è sempre tempo. Ma quando il fato, attraverso le gesta di un terrorista, ti fa il grosso, (enorme) favore di farti scomparire, almeno a livello formale, tirando giù un paio di torri in quel di New York in un martedì di settembre…
Il nuovo libro di Roberto Saporito “Respira” si apre così, portandoci nella “nuova” vita del protagonista, un commerciante d’Arte stanco della sua “vecchia” esistenza.
La tragedia che colpisce New York, ma anche il resto del Mondo, è per lui l’occasione più unica che rara, di eclissarsi dalla quotidianità, che non sopporta più, per iniziare un nuovo capitolo.

Ma morire non è abbastanza, perchè scegliere una nuova realtà, ma soprattutto viverla, è un altro discorso.
Non ci riesce proprio a godersela del tutto, questa libertà, impegnato ad essere braccato da un exsocio e dallo scagnozzo – leggermente infastiditi – da decisioni che ha preso prima di “scomparire”…

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Tra gli scaffali di Roberto Saporito

giacomo verri

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Con Roberto Saporito inauguriamo, oggi, una rubrica dedicata alle piccole (o grandi) biblioteche domestiche di scrittori, traduttori e critici.

Attraverso immagini e parole, i proprietari degli scaffali ci guideranno tra i loro tesori di carta.

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Quando ho messo su casa la prima cosa che ho fatto è stata farmi costruire, da un abile falegname, una libreria, come la immaginavo da anni, nella stanza più importante e sulla parete più grande. Quando l’ho vista finita mi è venuto il forte dubbio che non ce l’avrei mai fatta a riempirla. Il problema è che sono (purtroppo? per fortuna?) un lettore forte, e nel giro di pochi anni ho dovuto farne costruire un’altra (che nel frattempo ho già riempito), infatti oggi leggo più eBook che libri cartacei, che, almeno, non “pesano”, anche in maniera pericolosa (ho spesso il terrore che possa cedere e sprofondare al piano di sotto), sui pavimenti della mia…

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C H I D O R M E N O N A M A

Zonadidisagio

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“Sento la luce che entra dalla fine- stra farmi male agli occhi: è come schizzarsi di liquido di sottaceti. Che cosa vuol dire? Fuori è una bella giornata di giugno, probabilmente c’è un sacco di gente che sta prendendo il diploma… Devo andare a vomitare. Vorrei solo essere puro…” (Jim Carrol)

– Ma sei sicuro? – chiedo tentando un sorriso. Lui mi guarda con quegli occhi liquidi, resi quasi trasparenti dalle medicine e dalla malattia che l’ha quasi del tutto consumato. –

Certo che sono sicuro – sorride, sospira lentamente, chiude gli occhi, sembra con dolore, li riapre -… lì ci sono le chiavi del garage e quelle della moto – aggiunge indicando il comodino.

Andrea dall’altra parte del letto sospira rumorosamente e si avvicina alla finestra di questo ospedale. Guardo Marco, che seduto sul davanzale dell’altra finestra, osserva prima me che annuisco a nessuno e poi Davide, che nel…

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F R E D D O (racconto di R. Saporito)

Zonadidisagio

freddo

“Si avventurava in viaggi di scoperta nell’universo del suo cervello…” (Ernst Junger)

Ammassi tutti i mobili contro una parete. Stacchi il telefono. Misuri la stanza, dalle tre pareti bianche e sgombre, con ampie falcate delle gambe: sette. Ti appoggi di schiena contro la parete fra due finestre. Ti togli la T-shirt nera, gli stivali, i jeans, le calze, i boxer. Senti il freddo del muro sulla schiena, il freddo del pavimento sotto i piedi, il freddo astratto nello stomaco. Ti slanci in avanti cercando di acquistare la massima velocità nel minimo spazio che ti divide dalla parete opposta. Ti sembra di correre al rallentatore per un chilometro finché non colpisci con violenza il muro. Senti un dolore acuto al naso, alla fronte, al petto. Senti il gusto agrodolce del sangue in bocca. Vedi l’impronta rossa che hai lasciato sul bianco della parete. Ti riporti dall’altra parte della stanza e riparti…

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