Invento delle storie

Zonadidisagio

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Prefazione

«La scrittura è tutt’altro che sollievo. La scrittura rievoca, precisa. Introduce un sospetto di coerenza, l’idea di un realismo. Si sguazza sempre in una caligine sanguinolenta, ma un po’ si riesce a raccapezzarsi. Il caos è rinviato di qualche metro. Misero successo, in verità».

Queste parole le scrive  Michel Houellebecq nel suo romanzo Estensione del dominiodella lotta e mi sono venute in mente mentre leggevo Invento delle storie, una raccolta di racconti di Roberto Saporito.

Tutto sommato la scrittura non è mai un rifugio, al massimo la possiamo considerare una prospettiva del non senso in cui l’unica cosa certa e l’attraversamento con le parole.

Roberto Saporito sa, come il suo amato Houellebecq, che la scrittura è tutt’altro che sollievo, e di conseguenza inventa delle storie senza preoccuparsi minimamente di ferire con l’essenzialità di una lingua che non cerca accomodamenti o posti sicuri di approdo.

Se si leggono…

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Libri tanto amati: Roberto Saporito e i suoi Baffi

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Baffi

(Foto di Roberto Saporito)

Un libro che ho tanto amato (uno dei tanti a ben vedere) è il romanzo dello scrittore francese Emmanuel Carrère Baffi. Un libro geniale che ho letto nel 1987, quando un editore indipendente che purtroppo non esiste più, Theoria, pubblicava autori molto interessanti, sia italiani (i primi romanzi di, giusto per fare un paio di nomi, Marco Lodoli col suo splendido Diario di un millennio che fugge o di Sandro Veronesi con Per dove parte questo treno allegro, altro notevole esordio letterario), sia stranieri, come Thomas Bernhard o Flannery O’Connor con i suoi imperdibile saggi sulla scrittura. Una mattina un uomo si taglia i baffi, e da quel giorno la sua vita cambia drasticamente: un’idea semplice per un romanzo bellissimo, intrigante e misterioso, un libro che, volente o nolente, obbliga il lettore a fare i conti con la propria enigmatica identità

Un romanzo che…

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Lui voleva (racconto di Roberto Saporito *)

Zonadidisagio

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“Anche quando la vita non ti dà più niente da sperare, ti dà comunque qualcosa da temere.” (Michel Houellebecq)

Lui voleva camminare, camminare e non fermarsi mai, non fermarsi più, lui voleva camminare per smettere di pensare, aveva un pensiero fisso e lui non voleva più pensarlo e per smettere di pensarlo aveva cominciato a camminare, e mentre camminava riusciva a non pensarlo, e così camminava.

Lui doveva fare questa cosa che però non voleva fare. E’ che era come obbligato a farla, anche se era più un obbligo morale, sociale, che reale, e forse proprio per questa ragione avrebbe sicuramente finito per farla.

Lui doveva fare una cosa, una sola, lui doveva fare l’unica cosa che non avrebbe ne dovuto ne voluto fare.

Lui pensava che come stava vivendo, stava vivendo bene, forse, pensava che il suo fosse l’unico modo ragionevole di vivere, pensava che finché i problemi non…

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Quando Philip Roth mi ha abbandonato

Zonadidisagio

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Quando ho cominciato a leggere Philip Roth, molti anni fa, arrivavo da un lungo periodo in cui mi ero rifiutato di leggerlo, e l’unico vero motivo era il mio immenso, e spesso incomprensibile snobismo: negli anni Ottanta avevo fatto una sorta di scelta, cioè preferire di leggere Don DeLillo a Philip Roth, come se una cosa escludesse necessariamente l’altra, come se le due cose fossero, in qualche modo (e vai a sapere tu quale) incompatibili.

Col senno di poi sicuramente un errore: il mio inesorabile snobismo colpiva ancora (e non ha ancora smesso di farlo).

Ma poi un giorno (un ottimo giorno chiaramente), dopo aver letto tutti ti romanzi di Don DeLillo, mi sono avvicinato a quelli di Philip Roth, e lì mi si è spalancato un mondo fantastico, il mio metodo, cioè quello di leggere tutti i libri di un autore che mi piace veramente tanto (come Don DeLillo…

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A modo suo (Racconto di R. Saporito)

Zonadidisagio

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“Abbiamo bisogno di sapere cose che gli altri non sanno.E’ quello che nessuno sa di te che ti permette di conoscerti.”

[Don DeLillo]

Il ricordo di un dolore. Proprio qui, sulla tempia sinistra. Solo un ricordo.

Lui è morto, è così. Sì, è morto: e con lui sono morta anch’io? Oggi sono morta, ma nessuno si è preso il disturbo di avvertirmi?

Forse ero già morta da tempo, ma neppure io sono riuscita ad accorgermene. O forse, più semplicemente, me ne sono accorta ma ho fatto finta di niente. Come al solito.

Comunque lui è morto, questa è una certezza, l’unica, e io non riesco a versare neanche una lacrima. Niente. E dire che lo amavo. O quanto meno a me sembrava di amarlo. Certamente lui mi amava. A me piace pensarlo comunque.

Ma perché è morto proprio a Natale? Nessuno dovrebbe morire a Natale, dovrebbe essere… che so, vietato…

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“Come un film francese”

Convenzionali

copertina-definitiva-Come-un-film-francese1di Gabriele Ottaviani

Ci siamo imbarcate e non abbiamo aperto bocca per tutta la traversata: mute, pensierose, sospiranti, stanche, spaventate, perplesse.

Come un film francese, Roberto Saporito, Del Vecchio. Ormai siamo abituati a tutto. Siamo avvezzi alla decadenza, ma non la percepiamo nemmeno più come tale. Rassegnati, non sappiamo né vogliamo vederla, riconoscerla. Eppure il mondo sembra una bolla: ci siamo assuefatti al brutto, lo consideriamo normale, inevitabile, quasi un male necessario. La società si è raggrinzita su di sé come una foglia morta, accartocciata, schiacciata dal peso dei luoghi comuni. Per evadere non resta che andare al camposanto. Non come ospite però, almeno non per il momento, ma come visitatore. È lì che si incontrano uno scrittore abbastanza acuto ma male in arnese, nonché diversamente sano di mente, e una diciassettenne fuori controllo. E davvero il romanzo di Saporito sembra un film francese: uno di quelli belli…

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Roberto Saporito e il dilemma della scrittura

Zonadidisagio

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Uno scrittore in crisi creativa con profondi dubbi sulla sua vocazione. Questo è il protagonista di «Come un film francese», il nuovo romanzo di Roberto Saporito.

Un’esistenza sociopatica e misantropa che si confronta ogni giorno con tutti i cinismi del proprio comportamento e che si trova a vestire i panni di professore in un corso di scrittura creativa.

Davanti ai suoi studenti lo scrittore che non riesce più a riempire una pagina bianca mostra tutta la parte più cinica del suo inquieto carattere di uomo senza qualità.

Disamorato del mondo culturale che frequenta, disincantato da tutto quello che lo circonda, con i suoi allievi e tragicamente sincero quando racconta che per imparare a scrivere in maniera creativa prima di tutto bisogna non solo leggere tanto, ma amare l’atto stesso della lettura. «Non esiste nessun buono scrittore che non sia un lettore accanito. Diffidate degli scrittori che non leggono, perché non…

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