Invento delle storie (un racconto di Roberto Saporito)

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(Foto di André Kertész)

“La lingua non è vita;  io ho rinunciato a vivere per scrivere vite.”

[Bernard Malamud]

Quello che faccio è osservare le persone, ascoltarne i discorsi, e poi inventarmi delle storie, le storie di questa gente o quantomeno le storie che secondo me questi individui stanno vivendo. Mi invento delle storie su persone vere, che incontro per strada, sul treno, in aereo, nei caffè, nei ristoranti, ma che io non conosco, che non conoscerò mai, che non mi interessa neanche conoscere, ma che divengono parte integrante della mia vita. Le vite inventate di queste persone reali le sto scrivendo in quello che potrebbe essere un libro, se non fosse invece un insieme confuso di appunti su decine di persone e sulle loro improbabili vite finte, vite che gli ho affibbiato io, arbitrariamente, vite che non sapranno mai di aver vissuto, come in una sorta di loro esistenza…

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Come una barca sul cemento.

libriedintorniblog

Mai cercare di resuscitare dal passato storie sentimentali ormai sepolte, soprattutto se queste storie all’epoca non sono mai state veramente tali.
Potrebbe essere questo il sottotitolo da apporre al decimo romanzo di Roberto Saporito, edito da Arkadia nella collana Sidekar nel novembre dello scorso anno.
Cosa succede quando vuoi dare a tutti i costi una risposta al passato, sembra chiedersi l’autore? Recuperare un lontano amore adolescenziale, sopito dal rimpianto, con un blitz stile Facebook? Se sei fortunato, che quella ragazza ormai cresciuta, praticamente cinquantenne, ti risponda, al massimo ti inviti a uscire, forse addirittura a far l’amore, come volevi tu. Ma dopo? È possibile che trent’anni possano essere trascorsi senza cambiare le cose, anzi, addirittura rimettendo a posto tutte le tessere dei desideri più profondi e inespressi?

La risposta è tutta nelle pieghe di quest’agile e incalzante storia, in cui un professore universitario, costretto alle dimissioni da uno scandalo di…

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Respira.

libriedintorniblog

Roberto Saporito è un vero scrittore, di quelli che conoscono a tal punto la letteratura da costruire congegni perfetti e piacevoli.
Il suo nuovo lavoro s’intitola Respira, ed è uscito per Miraggi di Torino, Casa giovane e attenta alle novità, anche stridenti.
La trama, dunque.
11 Settembre 2001. Crolla la torre sud delle Twin Towers, e il protagonista, che sarebbe dovuto essere già lì al lavoro, come ogni giorno, e invece è ancora a letto reduce da una sbronza, decide di sparire.
Mercante d’arte stronzo e spietato. Meglio sparire, tagliarsi barba e lunghi capelli, salvare la vita a un energumeno e riordinarsi le idee: un nuovo passaporto falso fornito dal nuovo amico e intanto già compare nell’elenco ufficiale degli scomparsi.
Tre anni dopo lo ritroviamo in un bistrot di Saint-Rémy-de-Provence dove si gode finalmente la vita, grazie anche ai soldi fatti quando era uno stronzo manager della Grande Mela, finché……

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Le parole degli altri (Rubrica a cura di Roberto Saporito)

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James Joyce “Ulisse” (Mondadori, 1960)

“Come mai i pesci del mare non sono salati? Come mai?” (James Joyce “Ulisse”)

“Dio ha creato il cibo, il diavolo i cuochi.”  (James Joyce “Ulisse”)

“Mangia o verrai mangiato. Uccidi! Uccidi!” (James Joyce “Ulisse”)

“Nessuno è niente.” (James Joyce “Ulisse”)

“Il pensiero che a pagare sia l’altro è la salsa migliore del mondo.”  (James Joyce “Ulisse”)

“La vita è fatta di molti giorni. Questo finirà.” (James Joyce “Ulisse”)

“I peggiori nemici d’un uomo saranno quelli legati alla sua stessa casa e alla sua stessa famiglia.” (James Joyce “Ulisse”)

“Dicono che leggere il proprio necrologio allunghi la vita.” [James Joyce]

“Qualcuno deve sempre andarsene prima: da solo, sotto terra.” [James Joyce]

“Il pensiero è il pensiero del pensiero.” [James Joyce “Ulisse”]

“Statuario, il pingue Buck Mulligan spuntò in cima alle scale, con in mano uno ciotola di schiuma su cui giacevano in croce uno specchio…

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