Bella recensione a “Il caso editoriale dell’anno”, pubblicata oggi su “Il pop non è un’esaltazione del Nulla!”:

VENERDÌ 26 LUGLIO 2013

Il caso editoriale dell’anno di ANONIMO (EdizioniAnordest). Intervento di Paola Scialpi

Il libro si legge con il ritmo di un treno in corsa, le fermate alle varie “ stazioni” devono essere brevi poiché la lettura è così incalzante che rapisce. Chiaro e leggibilissimo il testo è come un racconto immediato che segue un sogno bello e inverosimile di cui si vuol condividere con altri il contenuto e lo stato d’animo che ha suscitato.
Uno scrittore si trova improvvisamente immerso nella notorietà e nel denaro che arriva a palate per la pubblicazione di un suo libro che lui aveva scritto quasi per ingannare il tempo , senza alcuna convinzione né amore , mentre altri due romanzi scritti con grande dedizione, approfondimenti e quindi molto validi erano stati sempre rifiutati dalle case editrici.
All’incredulità per un successo insperato e non meritato subentrerà per lui il fascino della fama, degli abiti firmati, degli Hotels di lusso, dei locali alla moda, delle bellissime ragazze da portare a letto e di cui poi non ricorderà neanche il nome, il tutto imbevuto dall’ alcool , dalla cocaina, dall’arroganza e dalla prepotenza…..e lui è sempre più fuori da se stesso in una sorte di torpore decisionale che lascia scegliere a colui che si è impossessato della sua anima.
Il libro prosegue la sua corsa verso il successo in tutto il mondo, con il lavoro incessante della sua agente che più che innamorata del libro è ormai posseduta dalla voglia di denaro che aumenta sempre di più. Le librerie sono gremite di gente fino all’inverosimile, ormai il volto dello scrittore è quello più diffuso, il suo libro è primo in classifica ed anche gli altri romanzi precedenti vengono accolti con tripudio da quelle stesse case editrici che li avevano rifiutati.
Il protagonista paga però un prezzo molto alto per questo successo : non scrive più ne ha voglia di farlo. Quello che prima per lui era elemento vitale diventa un peso.
Leggendo il libro saremmo portati a pensare che sottosotto si nasconda del cinismo oppure è quello che accade nella realtà ? Un grande successo ti stritola in un meccanismo da cui non puoi o spesso non vuoi uscire ed alla fine forse è giusto affermare ( come fa l’autore) che “ il profitto dell’ozio ha più valore di quello del lavoro “. Con grande ironia si svelano i meccanismi di un’editoria che dinanzi ad una operazione ben fatta di marketing perdono il contatto con quello che dovrebbe essere il loro vero compito : la valutazione della qualità dell’opera.
Pubblicato da stefano donno a 07:10

Il link diretto alla recensione: http://stefanodonno.blogspot.it/2013/07/il-caso-editoriale-dellanno-di-anonimo.html
copertina il caso editoriale dell'anno 2

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La recensione al romanzo “Il caso editoriale dell’anno” pubblicata oggi sul Quotidiano “La Città” (a cura di Simone Gambacorta)…

Recensione Il caso editoriale su La Città 07 2013
La recensione al romanzo “Il caso editoriale dell’anno” pubblicata oggi sul Quotidiano “La Città” (a cura di Simone Gambacorta)…

Bella recensione a “Il caso editoriale dell’anno”, pubblicata oggi su “I miei sogni tra le pagine”

Pensieri e riflessioni su “Il caso editoriale dell’anno” di Anonimo

Titolo: Il caso editoriale dell’anno
Autore: Anonimo
Editore: Edizioni Anordest
Collana: Linea controcorrente
ISBN: 8896742838
ISBN-13: 9788896742839
Pagine: 206

Sinossi:
Scrittori, editori, agenti letterari, fiumi di Champagne e vin rosé, festival della letteratura, inaugurazioni di librerie italiane all’estero, prestigiosi premi letterari, fiere del libro, rumors letterari, presentazioni di libri, ladri di diamanti, giganteschi ed imbarazzanti Hummer argentati, e poi Forte dei Marmi, Torino, Roma, Cannes, New York, Parigi, Barcellona. Sono alcuni degli intriganti elementi (nonché luoghi) che caratterizzano questo romanzo. Una sorta di commedia esistenziale (quasi una tragicommedia, se vogliamo), dove viene presentato uno spaccato del mondo editoriale italiano (con tutte le sue piccolezze, i suoi trucchetti di marketing, eccetera) e le avventure, nonché disavventure, di uno scrittore investito da un inaspettato (e forse anche immeritato) e incredibile successo editoriale. Come vendere più di un milione di copie del proprio romanzo e comunque continuare a sentirsi esistenzialmente inadeguati e stentare, quindi, a trovare il proprio posto nel mondo. Una spietata critica (e satira) dell’ambiente editoriale. Ed è, in ultima analisi, anche tutto un (serissimo) gioco postmoderno sull’idea di sparizione (in questo caso dell’autore, l'”Anonimo”). Chi è l'”Anonimo”? Evidentemente è un personaggio molto importante dell’editoria che sta tentando di farci capire che il più delle volte crediamo di guardare la luna ma è soltanto la punta del nostro naso.

Il mio pensiero:
In che modo un romanzo sconosciuto diventa un best- seller? Qualche anno fa non mi sarei neanche posta la domanda, in quanto ho sempre apprezzato un buon libro, al di là che si tratti di un’opera nota o meno. Personalmente, ritengo l’essere scritto bene un pilastro fondamentale nella scelta di un romanzo. E per scritto bene intendo che sia in grado di coinvolgerti, che sia capace di rapirti lasciando traccia della storia che ha raccontato.

Tuttavia, da qualche tempo- suppergiù da quando ho iniziato a scrivere recensioni- mi sono trovata per le mani veramente di tutto ed, effettivamente, a quel punto ho cominciato ad adocchiare anche quello che “circonda” il libro, ovvero il marketing, le critiche letterarie, i rumors, i saloni. E mi sono accorta che è veramente un mondo a parte. Un mondo per lo più impietoso e difficile, in cui molti scrittori, nonostante abbiano per le mani un romanzo più che valido, annaspano, affogando in un mare di indifferenza. D’altro canto non mancano neanche un altro genere di individui, quelli che scrivono – melius, mettono insieme parole- nonostante non abbiano molto da dire, ma che godono della conoscenza giusta, della mano in più, che tante volte fa la differenza. Il risultato? Sono sulla bocca di tutti.

Consideratemi una sognatrice, una con tanto di fette di prosciutto (spesse due dita) sugli occhi, ma mai avrei pensato che si potesse arrivare al punto di ritenere bello un libro solo perché venduto come tale. E purtroppo è quello che mi ha confermato Anonimo. Nel suo romanzo non è dato sapere né chi sia il protagonista, né che genere di opera abbia scritto per diventare “Il caso editoriale dell’anno”. Sappiamo solo ed esclusivamente che questo quarantacinquenne, maschio, italiano, inizia a scrivere per diletto, pubblica due romanzi in cui crede veramente e si ritrova alla fame. Poi, un po’ per un incredibile colpo di fortuna, un po’ per le abilità della sua agente, un suo libercolo da nulla sbanca e svetta in cima alle classifiche mondiali e lì resta, facendo vivere lo scrittore come un nababbo, ma togliendogli definitivamente ogni voglia di scrivere altro.

500.000 copie vendute del mio nuovo romanzo che è primo nella classifica dei libri più venduti dopo aver sorpassato il mio vecchio libro che ora è secondo, terzo, lontanissimo, il nuovo romanzo di Camilleri. Estremo imbarazzo.

Veramente amaro, non c’è che dire. Più andavo avanti a leggere e più mi accorgevo che quello che leggevo non mi piaceva. Tuttavia non prendetela come una critica al libro! Il racconto in sé è geniale e penso che abbia raggiunto pienamente il suo scopo. Alla fine, io stessa mi sono trovata a chiedermi di cosa vi avrei parlato. Dello scrittore? Un uomo a tratti brillante, ma che si mostra insulso, narciso al di là della sopportazione e che spesso decide che il non agire potrebbe essere una buona filosofia di vita. Del libro? Un qualcosa che sbanca, ma che fa vergognare a morte il sopracitato scrittore ogni qualvolta pensa a cosa vi è contenuto (e, letto dei suoi gusti, che toccano anche Eco e Rushdie, la cosa fa pensare non poco). Della fama? Spudorata, sfavillante e oltraggiosamente senza ritegno. Insomma, una ben magra storia.

In realtà, quello che veramente interessa ad Anonimo non è la storia, ma il messaggio in essa contenuto. E scusatemi, ma voglio pensare che questo libro sia stato creato non per fare della polemica fine a se stessa, ma per proporre uno spunto di riflessione non da poco. Pensateci bene: oggigiorno sareste disposti a trovare il coraggio di prendere in mano un libro e leggerlo, nonostante non vi sia stato consigliato, non sia stato pubblicizzato e nessuno sappia chi sia questo sconosciuto che ha sudato l’anima per farvi passare qualche ora all’interno della sua storia? Fatevi un esame di coscienza e rispondete sinceramente. Io l’ho fatto.

Se amate le pecore nere ed apprezzate i libri che vogliono proporre uno spunto di riflessione, questo è un libro che sicuramente potrebbe interessarvi. Buona lettura!

Il link diretto alla recensione:
http://www.sognipensieriparole.com/2013/07/pensieri-e-riflessioni-su-il-caso.html
copertina il caso editoriale dell'anno 2