“MangiaLibri” ha recensito (oggi) “Il caso editoriale dell’anno” (Edizioni Anordest), (a cura di Raffaello Ferrante)…

Il caso editoriale dell’anno
17 agosto 2013
Articolo di: Raffaello Ferrante

Lo scrittore è al telefono con la sua agente. Ascolta distrattamente quell’ennesimo sciorinare cifre da capogiro. Il suo romanzo è alla sesta edizione. Ergo, sessantamila copie già vendute. Non solo. L’editore alla luce di questo successo vuole dare alle stampe anche i primi due romanzi pubblicati in passato da piccoli editori. Già, i primi due romanzi. Una fatica, una cura e un amore indescrivibile nello scriverli per vederli poi ridotti a mille copie di tiratura e nessuna visibilità. “[…] piccolo editore, piccola (inesistente?) promozione, piccole recensioni, piccole vendite: tutto molto piccolo”. Poi aveva scritto un terzo romanzo. Un noir di formazione travestito da romanzo esistenziale, e sopratutto aveva cambiato strategia. Basta contatti diretti e infruttuosi con gli editori ma ricerca di un agente letterario. Così, dopo tanto cercare e schivare falchi mangiasoldi, l’incontro con la sua attuale manager. Zero anticipo di compenso ma percentuale sulle vendite. Solo che dopo sei mesi il silenzio era ancora totale e assordante. Ed era stato allora che, più per gioco e per noia che per reale convinzione, aveva partorito un breve romanzetto in poco più di un mese e quasi senza nemmeno rileggerlo lo aveva mandato alla sua agente. Due settimane dopo la manager aveva in mano un contratto firmato con il più grosso editore italiano per la prima tiratura di diecimila copie e un assegno di diecimila euro tondi tondi nelle tasche. Due mesi dopo eccolo lì, il suo romanzetto, che batteva tutti i record di vendita e incasso promettendo tournée e traduzioni in tutto il mondo e persino rumours di acquisto dei diritti da parte di un magnate di Hollywood per farne un blockbuster. Ok. Tutto perfetto quindi? Assolutamente no…
Si dice che dietro la mano anonima che ha firmato questo libro edito dalle edizioni Anordest ci sia la reale esperienza di uno scrittore italiano di grosso calibro che dopo anni di carriera letteraria di altissimo livello ha deciso di vuotare il sacco sul dorato e scintillante mondo dell’editoria. Un mondo raccontato in presa diretta dagli sfigatissimi esordi – quando però la scrittura era passione e sudore vero – fino all’incredibile e strabiliante escalation che grazie ad un romanzetto insignificante e sciatto lo porta fino alle porte del paradiso. Premi, riconoscimenti da star hollywoodiana, donne fino a qualche mese prima irraggiungibili, suite da mille e una notte, champagne a fiumi, conto in banca da emiro, auto extralusso, tutto di colpo gli è permesso, tutto ciò che sfiora si trasforma in oro colato. Peccato che questa inaspettata quanto immeritata scalata costruita a tavolino sia inversamente proporzionale alla sua soddisfazione non solo creativa ma perfino esistenziale. E peccato che dietro la facciata adamantina di questo luccicante mondo editoriale, dietro i milioni di copie vendute, si celi una realtà misera e meschina, provinciale e invidiosa, un’industria fatta di marketing e squali pronti a tutto pur di cannibalizzare concorrenti e mercato, un’industria che mortifica e svilisce l’arte, trasformando lo scrittore di turno nella gallina dalle uova d’oro pronta solo per essere spremuta il più possibile, tanto da fargli alla fine rimpiangere i miseri tempi dell’anonimato. Un romanzo non memorabile, ma divertente, cinico e amaro al punto giusto, che si fa leggere in poche ore anche grazie alla furba trovata dell’autore nascosto dietro l’anonimato. Sarà una burla? Sarà vero? Chi mai sarà questo fantomatico scrittore? Se doveste scoprirlo fatemi un fischio.

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recensione (molto bella) pubblicata (in questo momento) su “Non Solo Noir” (a cura di Fabrizio Fulio-Bragoni) di “Il caso editoriale dell’anno”…

Rivista Letteraria NON SOLO NOIR

Anonimo: Il caso editoriale dell’anno
Torino, August 12, 2013

Cosa succede quando uno scrittore (forse) brillante ma di scarso successo, autore di tre opere importanti -romanzi di formazione travestiti da noir travestiti da romanzi esistenziali- mette da parte le pretese letterarie(1) per confezionare una sorta di “Bridget Jones degli scrittori vanesi”(2), un’ “emerita cazzata, una boiata infame, una cosa scritta per rilassare la mente”?
Semplice: l’ignoto scrittore balza rapidamente all’onore delle cronache (letterarie), e, amatissimo dalla critica e dal pubblico, si ritrova a girare in Hummer, alloggia nei migliori alberghi, cena nei migliori ristoranti, arriva a fregarsene degli appuntamenti mondani, vince una marea di premi letterari e viene dato come possibile candidato al Nobel(3).
A raccontarci questa storia a tratti eccessiva ma, almeno nelle premesse, tutt’altro che inverosimile(4), è un autore che ha “saggiamente” deciso di rimanere anonimo. Si tratta, senza ombra di dubbio, di persona informata sui fatti, ma la vaghezza di certe affermazioni(5) vanifica ogni impegno induttivo: potrebbe trattarsi di chiunque, o meglio di una qualunque delle figure che ruotano intorno al mondo editoriale, dal grande scrittore redento all’agente letterario pentito, dal critico esausto all’organizzatore di saloni e fiere, al giurato pronto a vuotare il sacco, e così via fino al semplice lettore ben informato e incarognito. Certo, chi frequenta una certa letteratura italiana contemporanea un’idea di chi possa essere l’autore misterioso potrebbe essersela fatta: un po’ per lo stile e per i toni, un po’ per il riferimento a luoghi (in primo luogo Parigi), ambienti e gusti musicali ricorrenti, un po’ per il passaggio da certi snodi narrativi già visti(6), ma soprattutto per il taglio concettuale dell’operazione, tutta giocata su una duplicità di marca tipicamente postmoderna(7).
L’anonimato, da scelta dettata da considerazioni utilitaristiche, diviene garanzia della veridicità del contenuto del romanzo(8), assurge a rappresentazione della “morte dell’autore”, e si fa realizzazione di un desiderio inconscio (ma neanche troppo) del protagonista(9). D’altra parte, il “vero” anonimo, l’autore anonimo per necessità, tende ad occultare la cosa o ad attenuarne la gravità (perché restare anonimi, in fondo vuol dire anche non avere del tutto il coraggio delle proprie azioni o addirittura non poter dimostrare tutto ciò che si afferma), mentre qui, l’apposizione della dicitura “anonimo” sia sul dorso che sulla copertina del libro vuole chiaramente sottolineare l’aspetto deliberato dell’anonimato, così come il titolo crea una volontaria confusione tra l’oggetto-libro(10) e l’oggetto del libro(11).
Mi piacerebbe, certo, che l’operazione alchemica tentata dall’anonimo autore avesse successo, che la trasmutazione dell’opera nel suo oggetto fosse possibile; si tratterebbe di un fatto più unico che raro in quel panorama editoriale che questi dimostra di conoscere così bene; cionondimeno devo notare con dispiacere che pur assolvendo parte della sua funzione, la messa in scena finisce per occultare i restanti meriti del romanzo, a cominciare dallo stile. Diciamolo: l’anonimo è una buona penna. Anzi, un’ottima penna. E nel suo romanzo si respira un’aria cosmopolita che dimostra un’assidua frequentazione della letteratura contemporanea (oltre a Nooteboom, si sentono, tra le righe, eco di Amis, di McEwan, di Houellebecq, di DeLillo, Coupland, McInerney, B.E. Ellis e Salinger; tutti autori che, peraltro, l’autore cita direttamente).
E la trama non si riduce, come alcuni recensori sembrerebbero dare ad intendere, alla critica del mondo editoriale con i suoi aspetti grotteschi; tutt’altro. L’autore si dimostra invece scrittore generoso, pronto a spendere (e non a sperperare) numerosi spunti e svariate sotto-trame, che rendono l’opera -un libro sottile, come piacciono a Calvino e anche a noi- un felice ibrido, un “romanzo di formazione travestito [qua e là… ndr] da noir travestito da romanzo esistenziale travestito da conte philosophique, o qualcosa del genere”; un romanzo godibilissimo e ben scritto, sostenuto da un’operazione letteraria di indubbia intelligenza.
Insomma, tutt’altro che un Bridget Jones da scrittore vanesio…
Il caso editoriale dell’anno è edito da Anordest edizioni.
(1)Per i suoi primi romanzi, si parla di “scritture e riscritture e ancora riscritture e limature e piallature e tagli e aggiunte e cesellature e ripensamenti e sedimentazioni e ancora riscritture e ancora ripensamenti” (Anonimo, Il caso editoriale dell’anno, Anordest edizioni, Treviso 2013, p. 6); il quarto, invece è una sorta di “divertissement”, “un breve romanzo” nato “quasi per scherzo” e “scritto in un mese” (Ivi, p. 7).
(2)Ibidem.
(3)“La mia agente è sempre più convinta che presto invece toccherà a me, e parlo del Nobel: i troppi soldi che le sto facendo guadagnare probabilmente l’hanno fatta impazzire definitivamente. Lei dice o Murakami Haruki o Don DeLillo o Cees Nooteboom o Philip Roth o Milan Kundera oppure il sottoscritto”. (Ivi, p. 154).
(4)Basti pensare alle recenti, comprensibilissime, polemiche relative all’assegnazione del Premio Bancarella…
(5)Vaghezza che in nessun modo mitiga l’asprezza critica di questa sorta di anti-parabola.
(6)Anzi, se l’ipotesi dovesse rivelarsi corretta, si direbbe al limite dell’auto-citazione.
(7)Anche se l’epigrafe di Nooteboom, che cita Calvino, sembra voler rivendicare una diretta discendenza moderna…
(8)“Solo restando anonimo ho potuto raccontarvi quel che avevo da raccontarvi”, sembra voler dire l’autore, e pertanto si finisce per dare per scontato che il contenuto del romanzo sia davvero scottante…
(9)La sparizione come ultima via d’accesso all’otium, in un mondo in cui l’opera letteraria è vista declassata a prodotto di consumo tra prodotti di consumo, e pertanto la stessa creazione artistica è ridotta al livello di mera produzione, dunque negotium. Non a caso, il romanzo si chiude con una citazione dai Passages benjaminiani, nella quale il “profitto dell’ozio” è contrapposto a quello del lavoro. La sparizione, insomma, come unico sentiero percorribile verso la flânerie.
(10)Un romanzo intitolato Il caso editoriale dell’anno.
(11)Parte del contenuto del romanzo, ovvero un entità fittizia generata dall’autore, della quale nulla sappiamo se non che ha l’aspetto esteriore di “un Bridget Jones degli scrittori vanesi” e che, pur essendo un’“emerita cazzata” e “una boiata infame” (o forse proprio per questo), si impone, all’interno del mondo diegetico (fittizio ma tremendamente realistico), come “caso editoriale dell’anno”.
A cura di Fabrizio Fulio-Bragoni

IL LINK DIRETTO ALLA RECENSIONE: http://hotmag.me/nonsolonoir/2013/08/12/anonimo-il-caso-editoriale-dellanno/

copertina il caso editoriale dell'anno 2

recensione pubblicata oggi sulla Rivista Letteraria “Argo” (a cura di Simone Colombo) di “Il caso editoriale dell’anno”…

Rivista Letteraria ARGO

Bologna, 12 agosto 2013

Anonimo, Il caso editoriale dell’anno, Edizioni Anordest, 2013
Il successo editoriale è come un’epidemia, si espande nel mondo dalla prima edizione alla seconda alla terza, dalle migliaia di copie vendute alle milioni, dall’Italia al resto del mondo, in un dilagare di recensioni, presentazioni, apparizioni, autografi, strette di mano, accordi multimilionari, fiumi di champagne… ma la malattia dilaga anche all’interno, divorando l’anonimo autore del caso editoriale dell’anno, vittima di se stesso, di un momento di ispirazione anomalo, che lo ha portato a scrivere un best seller senza nemmeno rendersene conto, anzi, deprecando il suo operato fino a rimanere invischiato in una condizione di perenne sconcerto: come ammette più volte il protagonista, lui è l’unico a non credere al proprio romanzo, geniale per il resto del mondo ma un divertissement, una “boiata infame” per l’autore.
L’aspra e pungente ironia del protagonista ci conduce dietro le quinte del mondo dell’editoria, della ricchissima editoria in realtà, dove le feste hanno il mood hollywoodiano e il sesso la fretta della scalata sociale: tutto però è permeato da una sbandierata intellettualità, dalla consapevolezza di appartenere ad un’élite culturale, non meramente economica. Il protagonista subisce, è lì perché ci si è trovato, si gongola di un successo che dichiara immeritato, si pavoneggia ad arte abusando (non sempre godendo) di vini costosi, seduce giovani fan abbagliate dalla sua genialità, gioca al bambino viziato come una vera star, tradendo atti di ribellione verso una condizione che avrebbe voluto raggiungere per altre vie, più genuine, più “letterarie”. Il talento, l’ispirazione, la voglia di scrivere, intanto, sono irrimediabilmente perduti, inversamente proporzionali al successo di quel romanzo da nulla, capace di far leggere gli italiani, popolo di lettori pigri e spesso di cattivo gusto, ma anche in grado di conquistare un pubblico mondiale.
Viene da chiedersi, da lettori, quale sia la verità: è il pubblico una massa ignorante e qualunquista, o l’autore un inguaribile romantico, un presuntuoso intellettuale snob, incapace di riconoscere la bontà del proprio scritto? Forse la pista da seguire è quella meta-testuale: la macchina editoriale che circonda il romanzo, infatti, lo vorrebbe storia vera, confessione di un autore famoso deciso a “svelare i retroscena del mondo editoriale italiano”. Basterebbe quindi seguire tutta una serie di indizi, risalire al best seller e giudicarne da sé la qualità. Ma se la macchina editoriale fosse un prolungamento stesso del romanzo? Se i retroscena svelati, sicuramente attinti dalla realtà, ma romanzati ad arte, acquistassero maggior consistenza in virtù delle indicazioni contenute in quarta di copertina? Non sarebbe, questo gioco meta-testuale, il miglior modo di svelare i meccanismi editoriali, le strategie di diffusione di un’opera letteraria? Puntando il dito sul contenuto emerge la forza della confezione, portando a riflettere sul dato di fatto che qualsiasi libro ci si ritrovi fra le mani non è il mero frutto di una mente ispirata ma anche di una mente strategica che, di fatto, lo piazza sul mercato.
La controprova di quanto sostenuto sta nel romanzo stesso: la macchina editoriale è in questo caso, forse anche volutamente, parzialmente fuorviante. Il caso editoriale dell’anno è prima di tutto un romanzo esistenziale, con un protagonista in bilico tra la fiction e l’autobiografia, non nei fatti quanto nell’essenza: emerge con forza la solitudine e lo smarrimento di un uomo travolto da un fiume in piena, da cui si fa trasportare ma dal quale è anche disgustato, un uomo che non crede al proprio talento mentre se ne gode i frutti, consapevole dell’ipocrisia e della propria malattia. L’autore, attraverso il protagonista, cerca di farsi conoscere e riconoscere, ci fa ascoltare i dischi che ama, cita gli autori da cui trae ispirazione, ci descrive i suoi gusti in fatto di moda, di stile di vita, ci porta nei luoghi in cui vive o in cui vorrebbe vivere. Questi, e uno stile asciutto e diretto, con brevi ma eloquenti divagazioni da flaneur letterario, sono i veri indizi da seguire per smascherare l’autore di questo romanzo ben scritto, avvincente, farcito di momenti divertenti e di altri da bloccare il respiro, tutto orchestrato da un ritmo veloce e incalzante.

Simone Colombo

il link diretto alla recensione:
http://www.argonline.it/index.php?option=com_content&view=article&id=686%3Aanonimo-il-caso-editoriale-dellanno-edizioni-anordest-2013&catid=6%3Acrash-test-libri-riviste-cd-vhs-dvd&Itemid=31
copertina il caso editoriale dell'anno 2

il link diretto alla (bella, molto bella) recensione pubblicata oggi sulla Rivista Letteraria “Argo” (a cura di Simone Colombo) di “Il caso editoriale dell’anno”…

http://www.argonline.it/index.php?option=com_content&view=article&id=686%3Aanonimo-il-caso-editoriale-dellanno-edizioni-anordest-2013&catid=6%3Acrash-test-libri-riviste-cd-vhs-dvd&Itemid=31

il link diretto alla (bella, molto bella) recensione pubblicata oggi sulla Rivista Letteraria “Argo” (a cura di Simone Colombo) di “Il caso editoriale dell’anno”…

4 luglio – 4 agosto 2013: un mese di recensioni a “Il caso editoriale dell’anno” (Edizioni Anordest)

4 luglio – 4 agosto 2013: un mese di recensioni a “Il caso editoriale dell’anno” (Edizioni Anordest)
1) “Evidenzia Libri”: http://evidenzialibri.blogspot.it/2013/07/il-caso-editoriale-dellanno-di-anonimo.html
2) Quotidiano “La Città”: https://ilcasoeditorialedellanno.files.wordpress.com/2013/07/recensione-il-caso-editoriale-su-la-cittc3a0-07-2013.jpg
3) “I miei sogni tra le pagine”: http://www.sognipensieriparole.com/2013/07/pensieri-e-riflessioni-su-il-caso.html
4) Rivista Letteraria “Satisfiction”: http://www.satisfiction.me/il-caso-editoriale-dellanno/
5) “Il Corriere Nazionale”: http://www.corrierenazionale.it/culture/scritture-e-pensieri/da-leggere/103772-il-mondo-editoriale-dietro-il-sipario-poche-virtu-tanti-vizi
6) Quotidiano “La Stampa”: https://ilcasoeditorialedellanno.files.wordpress.com/2013/07/recensione-il-caso-editoriale-su-la-stampa-07-2013.jpg

Recensione Il caso editoriale su La Città 07 2013