recensione pubblicata oggi sulla Rivista Letteraria “Argo” (a cura di Simone Colombo) di “Il caso editoriale dell’anno”…

Rivista Letteraria ARGO

Bologna, 12 agosto 2013

Anonimo, Il caso editoriale dell’anno, Edizioni Anordest, 2013
Il successo editoriale è come un’epidemia, si espande nel mondo dalla prima edizione alla seconda alla terza, dalle migliaia di copie vendute alle milioni, dall’Italia al resto del mondo, in un dilagare di recensioni, presentazioni, apparizioni, autografi, strette di mano, accordi multimilionari, fiumi di champagne… ma la malattia dilaga anche all’interno, divorando l’anonimo autore del caso editoriale dell’anno, vittima di se stesso, di un momento di ispirazione anomalo, che lo ha portato a scrivere un best seller senza nemmeno rendersene conto, anzi, deprecando il suo operato fino a rimanere invischiato in una condizione di perenne sconcerto: come ammette più volte il protagonista, lui è l’unico a non credere al proprio romanzo, geniale per il resto del mondo ma un divertissement, una “boiata infame” per l’autore.
L’aspra e pungente ironia del protagonista ci conduce dietro le quinte del mondo dell’editoria, della ricchissima editoria in realtà, dove le feste hanno il mood hollywoodiano e il sesso la fretta della scalata sociale: tutto però è permeato da una sbandierata intellettualità, dalla consapevolezza di appartenere ad un’élite culturale, non meramente economica. Il protagonista subisce, è lì perché ci si è trovato, si gongola di un successo che dichiara immeritato, si pavoneggia ad arte abusando (non sempre godendo) di vini costosi, seduce giovani fan abbagliate dalla sua genialità, gioca al bambino viziato come una vera star, tradendo atti di ribellione verso una condizione che avrebbe voluto raggiungere per altre vie, più genuine, più “letterarie”. Il talento, l’ispirazione, la voglia di scrivere, intanto, sono irrimediabilmente perduti, inversamente proporzionali al successo di quel romanzo da nulla, capace di far leggere gli italiani, popolo di lettori pigri e spesso di cattivo gusto, ma anche in grado di conquistare un pubblico mondiale.
Viene da chiedersi, da lettori, quale sia la verità: è il pubblico una massa ignorante e qualunquista, o l’autore un inguaribile romantico, un presuntuoso intellettuale snob, incapace di riconoscere la bontà del proprio scritto? Forse la pista da seguire è quella meta-testuale: la macchina editoriale che circonda il romanzo, infatti, lo vorrebbe storia vera, confessione di un autore famoso deciso a “svelare i retroscena del mondo editoriale italiano”. Basterebbe quindi seguire tutta una serie di indizi, risalire al best seller e giudicarne da sé la qualità. Ma se la macchina editoriale fosse un prolungamento stesso del romanzo? Se i retroscena svelati, sicuramente attinti dalla realtà, ma romanzati ad arte, acquistassero maggior consistenza in virtù delle indicazioni contenute in quarta di copertina? Non sarebbe, questo gioco meta-testuale, il miglior modo di svelare i meccanismi editoriali, le strategie di diffusione di un’opera letteraria? Puntando il dito sul contenuto emerge la forza della confezione, portando a riflettere sul dato di fatto che qualsiasi libro ci si ritrovi fra le mani non è il mero frutto di una mente ispirata ma anche di una mente strategica che, di fatto, lo piazza sul mercato.
La controprova di quanto sostenuto sta nel romanzo stesso: la macchina editoriale è in questo caso, forse anche volutamente, parzialmente fuorviante. Il caso editoriale dell’anno è prima di tutto un romanzo esistenziale, con un protagonista in bilico tra la fiction e l’autobiografia, non nei fatti quanto nell’essenza: emerge con forza la solitudine e lo smarrimento di un uomo travolto da un fiume in piena, da cui si fa trasportare ma dal quale è anche disgustato, un uomo che non crede al proprio talento mentre se ne gode i frutti, consapevole dell’ipocrisia e della propria malattia. L’autore, attraverso il protagonista, cerca di farsi conoscere e riconoscere, ci fa ascoltare i dischi che ama, cita gli autori da cui trae ispirazione, ci descrive i suoi gusti in fatto di moda, di stile di vita, ci porta nei luoghi in cui vive o in cui vorrebbe vivere. Questi, e uno stile asciutto e diretto, con brevi ma eloquenti divagazioni da flaneur letterario, sono i veri indizi da seguire per smascherare l’autore di questo romanzo ben scritto, avvincente, farcito di momenti divertenti e di altri da bloccare il respiro, tutto orchestrato da un ritmo veloce e incalzante.

Simone Colombo

il link diretto alla recensione:
http://www.argonline.it/index.php?option=com_content&view=article&id=686%3Aanonimo-il-caso-editoriale-dellanno-edizioni-anordest-2013&catid=6%3Acrash-test-libri-riviste-cd-vhs-dvd&Itemid=31
copertina il caso editoriale dell'anno 2

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