Oggi su “Musicaos” la recensione al romanzo di Roberto Saporito “Il caso editoriale dell’anno”

copertina il caso editoriale dell'anno 2
Oggi su “Musicaos” la recensione al romanzo di Roberto Saporito “Il caso editoriale dell’anno” (Edizioni Anordest), (a cura di Luciano Pagano)…il link diretto alla recensione: http://lucianopagano.wordpress.com/2013/12/22/roberto-saporito-e-il-caso-editoriale-dellanno/

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Grazia Giordani ha recensito il romanzo di Roberto Saporito “Il caso editoriale dell’anno” (Edizioni Anordest)

Il caso editoriale dell’anno
Pubblicato il 13 dicembre 2013
Potrebbe apparire una furbata – e forse un po’ lo è – intitolare un libro Il caso editoriale dell’anno (Edizioni Anordest, pp.206, euro 12,90), per di più di autore Anonimo, tanto per rinfocolare la curiosità, invece si tratta di un romanzo godibilissimo. E, adesso che Roberto Saporito ha perso l’anonimato, venendo allo scoperto, non possiamo che congratularci con lui per la commedia esistenziale che ha saputo imbastire in un metaromanzo (Pirandello docet coi suoi Sei personaggi in cerca d’autore) in cui questa volta lo scanzonato scrittore scrive scrivendoci, volutamente ipertrofico nelle situazioni descritte, ma prosciugato nel linguaggio minimalista. Mordace, fulmineo, attraversato da schegge di perfidia che lo rinvigoriscono, assistiamo, sorridendo , all’avventura di uno scrittore (lo stesso Saporito, con volute iperboli?) divenuto famosissimo, grazie alla scrittura del suo ultimo romanzo – a suo avviso di poco conto, rispetto a precedenti, testimonianza di vero talento – improvvisamente assurto alla categoria dei divi, quelli osannati, cui tutto è concesso, con agenti letterari che prima lo schifavano e ora lo cercano affannosamente, proprietario di un’auto megalattica nella cilindrata, irrorato da continue libagioni dei più raffinati champagne, vezzeggiato da seducenti fanciulle. Le vendite del suo libro crescono in maniera esponenziale, cineasti e registi lo rincorrono. Sale, sale, sale vertiginosamente lungo la scala del successo sempre più immeritato e facile, ma è proprio qui che l’attende l’insidia della perdita d’ispirazione. Valium e champagne si fanno impotenti a risvegliare in lui il demone della scrittura. Un sussulto etico, una voglia di pulizia morale forse sta attraversando la coscienza di questo scrittore graziato da un falso ed immeritato successo. Ah ! se simile grazia toccasse cuore e penna di troppi nostrani di cui qui non facciamo ora il nome. Sappiamo ben che questo miracolo avviene solo nei romanzi, perché scrivere non è un mestiere, è un dono, come quello del musicista, dell’artista in tutti i campi. Non bastano mille scuole di scrittura a rendere eletta una penna, pronta a dare una svolta alla letteratura, proponendoci il nuovo con intelligente originalità. L’Anonimo-Saporito, in chiusura della narrazione, rileggendo un suo racconto, prende coscienza di aver scritto ‹‹un improbabile romanzo alla Bret Easton Ellis, di quando andava alle elementari, forse››. E, con un rigurgito di onestà, preme il tasto Canc ed elimina la sciocchezza che aveva scritto. Sorridiamo con amarezza leggendo l’intelligente e spietata critica di un autore che sa fare così bene satira sull’ambiente editoriale, in un gioco postmoderno sull’idea stessa di sparizione, visto che scopriamo a posteriori, dopo giorni, chi è l’autore Anonimo che ha saputo così farci interessare, con una levitas che non è leggerezza, ma pregevole capacitò critica ed autocritica. Abbiamo sorriso un po’ immalinconendoci. E la capacità di creare questo ossimoro letterario, ci è parso essere uno dei maggiori pregi di uno scrittore che sta facendosi sempre più notare per le sue reali ed originali capacità artistiche.

A cura di Grazia Giordani (giornalista, dal 1990 collabora alla “terza pagina” del quotidiano veronese L’ARENA)
Il link diretto alla recensione: http://giornalistacuriosa.wordpress.com/2013/12/13/il-caso-editoriale-dellanno-2/

copertina il caso editoriale dell'anno 2

il quotidiano “La Città” ha pubblicato (oggi) un’intervista a Roberto Saporito (intervista a cura del critico letterario Simone Gambacorta).

Intervista 12 2013

Cultura
L’Anonimo diventa un caso editoriale
Roberto Saporito parla del suo romanzo e del mondo dell’editoria:
«La scena letteraria italiana è autoreferenziale e lontana dalla gente»
Simone Gambacorta
Con “Il caso editoriale dell’anno”
(Edizioni Anordest, pp.
206, euro 12,90), pubblicato in
forma anonima, Roberto Saporito,
che solo in un secondo momento
ha rivelato la paternità
del romanzo, ha offerto ai lettori
un viaggio nel dietro le quinte
dell’editoria italiana. Al centro
della storia c’è infatti uno scrittore
che vede diventare un suo
libretto un bestseller e che scopre
il mondo aureo dell’industria
culturale italiana. Fiction, certo,
ma una fiction credibile come
una verità. Abbiamo rivolto a
Saporito alcune domande.
Perché hai deciso di scrivere
un romanzo anonimo?
«In verità una caratteristica di
tutti i miei romanzi, a partire dal
primo del 2002, è che il mio
protagonista è sempre anonimo,
e questa volta giocando anche
su questo fatto si è deciso – insieme
con l’editore – di rendere
anonimo perfino l’autore
“reale” del romanzo, in un gioco
– serissimo – postmoderno sulla
scomparsa dello scrittore del
testo».
Ti sei divertito?
«In effetti mi sono divertito
molto – e lo si intuisce anche
leggendolo: alcuni recensori
hanno sottolineato questo fatto –
e mi sono divertito perché scrivendolo
“nuotavo” in acque che
conoscevo molto bene: e alla
fine è venuto fuori un libro dove
si ride anche, dove l’ironia è una
presenza costante, ma dove la
commedia però si trasforma rapidamente
in dramma e nuovamente
in commedia, spiazzando
il lettore ma anche – e soprattutto
– chi l’ha scritto».
L’anonimato ti ha dato più libertà?
«Nel senso di “fare nomi e cognomi”
no, li avrei fatti comunque:
questo è un romanzo di
finzione, non la realtà, infatti
“Questo libro è un’opera di fantasia.
Nomi, personaggi, luoghi
e avvenimenti sono frutto dell’immaginazione
dell’autore o
sono usati in modo fittizio. Qualunque
somiglianza con fatti,
luoghi o persone reali, viventi o
defunte, è del tutto casuale”.
Però mi ha dato più libertà dopo
l’uscita del libro, tipo il non
dover “presenziare” alla promozione
del romanzo è una bella libertà:
nessuna presentazione,
nessun tour promozionale, nessuna
intervista, ma osservare
l’andamento del libro “nascosto”
dietro il sicuro cespuglio
dell’anonimato: una bella sensazione
».
Ma l’anonimato garantisce
maggiore obiettività da parte
dei critici?
«Sì, penso proprio di sì, infatti
questo punto era anche parte importante
dell’esperimento letterario
che ho voluto fare con
questo libro».
Che cosa è accaduto quando
hai rivelato di essere l’autore?
«Sono cominciate le presentazioni,
le interviste, e alcuni critici
che avevano recensito il
libro hanno subito detto che
l’avevano capito che dietro
l’anonimo c’ero io, il che fa
molto piacere; vuol dire che la
mia scrittura è riconoscibile, che
la mia “voce” ha un timbro solo
mio ormai».
Quanto c’è di autobiografico?
«Molto nella materia grezza
narrata, nella ricerca delle cose
che mi sono capitate – o che
sono capitate a persone che conosco
– nelle situazioni osservate
nel tempo dopo quasi
vent’anni di attività nell’editoria,
ma nulla nella storia imbastita
poi nel romanzo che è
assolutamente fiction».
Perché hai pensato a questa
storia?
«Perché era da una vita che volevo
raccontare il mondo editoriale
italiano, i suoi misteriosi
meccanismi, i trucchi del marketing,
le bassezze, gli odi e le
invidie tra scrittori, le consorterie,
il modo di decidere degli
editori su qual è un buon libro e
quale no, il circo delle fiere del
libro, dei festival della letteratura,
delle presentazioni».
A cosa, o chi, hai voluto dire
basta?
«A un’editoria che non funziona
e che tiene molti libri interessanti
lontano dai lettori, dalle librerie,
dai mezzi di
informazione, che pubblica solo
in base a presunte ricerche di
mercato al di là del vero valore
del libro: va bene che tutto
orami è merce, ma c’è merce e
merce, e avendo il potere di scegliere
gli editori dovrebbero
avere il coraggio di scegliere il
meglio, di avere un po’ poi di rispetto
per i lettori, ma anche per
gli scrittori, per chi lavora nell’editoria
– editor, correttori di
bozze, traduttori – molto spesso
sottopagati, o non pagati per
niente.
Hai un’immagine sintetica
della scena letteraria italiana?
«La scena letteraria italiana è un
po’ come l’Ippogrifo, mitica, è
cioè una falsa scena, molto autoreferenziale,
lontana dalla
gente: i lettori, quelli che fanno
i grandi numeri dell’editoria italiana,
leggono altri libri, per
mille ragioni, dalla pigrizia del
lettore stesso che si informa
quasi unicamente con la televisione
alle pagine culturali che
non riescono più a farsi leggere
».
E un’immagine sintetica della
scena editoriale?
«La scena editoriale italiana ha
creato un falso mercato in
quanto drogato da un marketing
barbaro che segue logiche assurde,
che impone libri che con
la letteratura hanno ben poco a
che spartire, dove i grandi
gruppi dettano legge – e si spartiscono
la esigua torta – mentre i
medi e i piccoli editori cercano
di sopravvivere facendo molto
spesso un lavoro di scouting editoriale
che ormai i grandi editori
non fanno praticamente più».
Il sentimento che prevaleva
mentre scrivevi il libro?
«Volevo scoprire dove sarei potuto
arrivare, anche se poi quello
che ho scritto è uno dei miei
classici romanzi esistenziali,
solo che questa volta il mio obbiettivo
era molto più chiaro,
molto più a fuoco, almeno nelle
intenzioni».
Il sentimento che prevale ora
che lo hai scritto?
«Sono soddisfatto di dove sono
riuscito ad arrivare, è un romanzo
al quale tengo molto, sul
quale ho lavorato tanto».
In che modo hai lavorato al
romanzo?
«Nel mio solito modo: senza sapere
dove sarei arrivato – ma con
un’ossessione costante come
guida: il mondo editoriale italiano
– ma con la strada che si illuminava
quel tanto al giorno
che mi permetteva di continuare
a scrivere giorno per giorno, appunto,
ma senza nessuna scaletta,
senza nessuna
organizzazione gerarchica dei
personaggi, senza nessuna idea
chiara di come sarebbe finita la
storia.
In quanto tempo lo hai
scritto?
«L’ho scritto in prima stesura in
nove mesi, e riscritto e ancora riscritto
e limato e piallato e ripensato
e ampliato e ancora
revisionato nei due anni successivi,
in attesa di pubblicazione».

– QUOTIDIANO DELLA PROVINCIA DI TERAMO

MARTEDI’ 10 DICEMBRE 2013