Ipotesi di incipit

caffe“Sei seduto in un caffé, di fronte a te c’è un tavolino rettangolare, il piano di marmo bianco, le gambe di legno, color noce scuro. Sei in un angolo, lontano dal bancone di zinco vissuto dove due persone consumano lentamente un bicchiere di birra chiara, in una sorta di rientranza, che vista da fuori sembra una vetrina: in pratica sei in vetrina. Di fronte a te, sul tavolino di marmo c’è un taccuino nero aperto e tu stai scrivendo con una biro nera comprata a Mentone in un museo dedicato a Jean Cocteau, una biro che scrive molto bene; stai scrivendo, in corsivo, la storia di un tipo seduto alla scrivania di un ufficio deserto, di notte, sembra, ad un piano alto di un grattacielo nero e buio, dove l’unica finestra illuminata è quella dove il tipo, seduto ad una scrivania moderna di vetro e acciaio, come il grattacielo, sta scrivendo pigiando freneticamente, con una sorta di febbre negli occhi, i tasti di una tastiera bianca di un computer bianco che gli illumina la faccia dalla barba incolta di almeno dieci giorni.
Il tipo sta scrivendo un racconto dove un uomo coricato in un grande letto di ferro battuto nero, dall’aria affaticata e anziana, la faccia una maschera di rughe, sta dettando, con voce profonda ma debole, delle parole a una giovane donna dai capelli rossi, che da un piccolo scrittoio munito di rotelle, scrive, con una macchina da scrivere portatile bianca, le parole che detta l’uomo a letto.
L’uomo a letto è un famoso scrittore e quello che sta dettando è, forse, il suo ultimo racconto. L’uomo a letto sta morendo e sta dettando, dato che la malattia non gli permette più di usare le mani e gli occhi come vorrebbe, la storia di un altro scrittore, amico suo, Ernest Hemingway, nella quale Hemingway sta scrivendo una storia seduto ad un tavolino rettangolare col piano di marmo bianco e le gambe di legno color noce scuro, in un caffé di Parigi…” (Roberto Saporito: ipotesi di incipit)

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Il bastone – Racconto di Roberto Saporito

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( Questo blog è uno spazio condiviso. Direi apertamente condiviso. Proprio per questo ho deciso di aprirlo anche ai pochi amici di penna e compagni di viaggio che stimo.

Iniziamo oggi con un racconto di Roberto Saporito.

Roberto è uno dei migliori scrittori della nostra narrativa.Per me è in assoluto il migliore.Egli è uno scrittore che lavora alle sue storie considerando il punto di vista di chi le leggerà.

Le sue storie provvisorie di letteratura e vita ci cambieranno nel bene e nel male ma anche al di là del bene e del male. Gli scrittori veri a questo servono.)

“Ci sono persone che non meritano di stare a questo mondo, ed è un bene quando qualcuno li spedisce nell’altro.” (Luigi Bernardi)

 Un fazzoletto sporco di sangue, il tuo, che appallottoli e getti a terra, sul marciapiede grigio tutto crepato, a far compagnia a cicche di sigarette, infilate in gran quantità tra…

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Gli scrittori dell’antiutopia

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Il sogno dell’Utopia ha attraversato il Novecento. L’incubo totalitario è stata l’esperienza che nel Ventesimo secolo  ha raccontato  la tragica illusione di creare  il migliore dei mondi perfetti. Alla fine  la violenza di tutti gli utopisti, convinti di voler creare con l’ideologia il paradiso in terra,  si è dissolta , vittima di quella stessa menzogna di cui si serviva per affermare le sue ragioni.

Nel secolo breve c’è un’ideologia si è servita dell’inganno dell’Utopia per  affermarsi come strumento di morte: il comunismo.

Sappiamo di quale materia  sono composti i sogni della cattiva Utopia. C’è  un dibattito storico e culturale  che faccia  cadere l’attenzione  sulla letteratura  e sul pensiero che negli anni bui del predominio utopistico si opponeva alla sua  furia devastante delle sue ideologie .

Abbiamo più volte riscoperto il  pensiero di autori anti-utopici per eccellenza, come Ignazio Silone, Arthur Koestler, George Orwell.  Più volte siamo tornati a parlare del…

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Sguardi dal Novecento di Nicola Vacca

La poesia e lo spirito

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Se ci sono autori che pur avendo scritto molte opere hanno in fondo scritto sempre lo stesso libro, ci sono lettori che hanno fatto un’opera delle proprie letture. Hanno realizzato in questo modo un monumento di civiltà che può servire agli altri per ritrovare la propria identità perduta. Ed è un’opera meritoria e attualissima in un’Italia che il “favoloso” Leopardi definirebbe ancora priva di un popolo civile, ammorbata dalla borghesia più ignorante d’Europa.

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