Incipit n° 5

celine

Incipit n° 5

“E’ cominciato così. Io, io non avevo proprio detto nulla. Nulla. E’ stato Arturo Ganate a farmi parlare. Arturo, uno studente in medicina anche lui, un amico. Ci s’incontra dunque in Place Clichy. S’era dopo pranzo. Vuole parlarmi. Lo ascolto. “Non stiamo fuori – mi dice, – entriamo in un caffè”. Entro con lui. Ecco. “Fuori, sulla terrazza – mi dice – fa troppo caldo. Per di qua”! Allora ci accorgiamo che, dato il caldo, non c’era nemmeno gente per strada; né vetture, nulla. Anche quando fa freddo, non c’è gente per strada; ed era appunto stato lui, ricordo, a dirmi a questo proposito: “La gente, a Parigi, ha sempre l’aria di essere affaccendata, ma in pratica va a spasso dal mattino alla sera; la prova è che, quando il tempo non è adatto, troppo freddo o troppo caldo, non la si vede più. Si nascondono nei caffè per prendere cappuccini o birra. E’ così. Secolo della velocità, dicono. Dove? Grandi cambiamenti, raccontano. In che modo? Ma no, non c’è nulla di cambiato. Continuano ad ammirarsi, e basta. E non è nuovo nemmeno questo. Parole, e tra le parole poche soltanto sono cambiate! Due o tre qui o la’, piccole parole…”. Fieri d’aver distillato queste utili verità, restiamo seduti, soddisfatti, a contemplare le signore al caffè.” (Louis-Ferdinand Céline “Viaggio al termine della notte”)

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