Tennis (un racconto di Roberto Saporito)

tennis

La vostra preoccupazione per ciò che gli altri pensano di voi  scompare una volta che capite quanto di rado pensano a voi.” (David Foster Wallace “Infinite Jest”)

Lancio la pallina e la colpisco con un piccolo ritardo nella discesa. Una mia battuta tipica, un mio tratto distintivo.

Jim la colpisce come può e la rimanda, alta, nella mia parte di campo.

La colpisco, forte, di dritto, e la infilo, in un passante lungolinea, dove Jim non riesce ad arrivare.

Punto.

Trenta a quindici.

Il pubblico applaude, benevolo.

Batto, e viene fuori un “ace”, involontario, non mi era sembrato di averla colpita tanto forte la pallina.

Jim, tentando invano di prenderla, cade a terra.

Punto.

Quaranta a quindici.

Il pubblico esulta, adesso.

Batto. Jim risponde molto forte e profondo a effetto.

Ribatto con altrettanta forza angolandola.

Jim la prende e la rimanda indietro molto alta.

Schiaccio e la pallina…

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