Tondelli, lo scrittore necessario

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Nel 1980 avevo diciotto anni, e tutto il decennio successivo è stato il campo di battaglia della mia formazione, esistenziale, musicale e letteraria.

Quando ho letto “Altri libertini” di Pier Vittorio Tondelli, ho provato quello che ho poi provato poco tempo dopo leggendo i libri dei minimalisti americani (da Bret Easton Ellis a Jay McInerney passando per David Leavitt), avevo trovato una forma letteraria che era solo mia, che era esattamente il tempo che stavo vivendo, che non era più unicamente un patrimonio ereditato dal passato (spesso glorioso).

“Altri libertini” è stato l’equivalente in letteratura di quello che è stato “Anarchy in the U.K.” dei Sex Pistols in musica, una spaccatura netta col passato, l’inizio un un’epoca, gli anni Ottanta, ricca di aria nuova: finalmente respiravo, e bene.

Da quel libro ho cominciato ad aspettare ogni nuova uscita editoriale di Tondelli come aspettavo un nuovo film di Wim Wenders o…

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