:: Liberi di Scrivere Award nona edizione – Le votazioni

Liberi di scrivere

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Giunto alla nona edizione il Liberi di Scrivere Award permette ai lettori di questo blog di  votare il migliore libro edito nel 2018.

C’ è tempo di votare fino alla mezzanotte di giovedì 17 gennaio.

Vale solo un voto per lettore.

Menzione speciale per la migliore traduzione al traduttore del libro straniero più votato.

Dunque iniziate a votare lasciando un commento a questo post con il titolo prescelto!

La votazione è diretta, a insindacabile giudizio dei lettori di questo blog, potete votare il vostro libro preferito tra tutti quelli editi in Italia nel 2018 qui sotto citando il titolo nei commenti.

Prego i lettori di lasciare un solo commento con il voto, serve a me e al “notaio” Michele Di Marco come verifica per il conteggio dei risultati. Grazie a tutti.

Lasciate i commenti sul blog solo per le votazioni. (Sempre per facilitarci i conteggi). Per problemi tecnici o…

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:: What book are you reading at the moment? – Cosa leggono gli scrittori a Capodanno

Liberi di scrivere

James-Joyce

Dunque spero di aver definitivamente sfatato la diceria che chi scrive non legge, anzi chi scrive legge moltissimo e per giunta libri interessanti. Nella precedente edizione di What book are you reading at the moment? che vi consiglio di recuperare, avevo chiesto ad alcuni scrittori cosa stessero leggendo. L’ho rifatto equeste sono le loro risposte. Le posto in puro ordine di ricevimento.Bene buona lettura e Buon Anno!

Nicola Vacca: Racconti parigini a cura di Corrado Augias Einaudi, Fabio Stassi Con in bocca il sapore del mondo Minimum fax.

Lucia Patrizi: The Devil and the Deep: Horror Stories of the Sea (English Edition) di Ellen Datlow.

Davide Mana: Sto leggendo “Night over the Solomons“, una collezione di racconti d’avventura di Louis L’Amour, e “The Roman Empire and the Silk Routes“, un saggio storico di Raoul McLaughlin sui rapporti diplomatici, commerciali e culturali fra l’Impero…

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Le parole degli altri( Rubrica a cura di Roberto Saporito)

Zonadidisagio

co

Christian Oster “Nella cattedrale”, (Barbès, 2012)

“Quello che facevo mi sembrava giusto. E’ quel che pensavo che non lo era.” [Christian Oster “Nella cattedrale”]

“Non avevo dimenticato di vivere, probabilmente, ma avevo dimenticato che avevo vissuto e adesso, grossomodo, aspettavo.” [Christian Oster “Nella cattedrale”]

“Ero sempre stato tetro e mi piaceva ridere.” [Christian Oster “Nella cattedrale”]

“A parte quelle che tutti hanno su alcune cose, io non ho idee irremovibili su nulla.” [Christian Oster “Nella cattedrale”]

“Mi trovavo aritmeticamente vecchio.” [Christian Oster “Nella cattedrale”]

“Si era fabbricata un’idea meccanica della libertà, fondata sulla nozione di tempo libero. Per parte mia, non mi interessavo alla libertà.” [Christian Oster “Nella cattedrale”]

 

 

 

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Le parole degli altri (Rubrica a cura di Roberto Saporito)

Zonadidisagio

B

Bernard Malamud “Una nuova vita”, (Einaudi, 1963)

“Il passato si nasconde ma è presente.” [Bernard Malamud, “Una nuova vita”]

“Com’è strana una piccola città: se non ti distrugge, ti difende.” [Bernard Malamud, “Una nuova vita”]

“Spazio più quello che senti, uguale qualcosa più di quello che senti.” [Bernard Malamud, “Una nuova vita”]

“Se si ha una causa, si può fare qualunque cosa.” [Bernard Malamud, “Una nuova vita”]

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La (molto) bella recensione (pubblicata oggi) a “Jazz, rock, Venezia” (Castelvecchi Editore) su “Satisfiction”, a cura di Anna Vallerugo

SATISFICTION

Rivista Letteraria

 copertina JAZZ-ROCK VENEZIA copertinaMilano, lunedì 29 Ottobre 2018

 Jazz, rock, Venezia

 Si muovono tra ambienti blasé – le calli degli antiquari di Venezia e il Caffè Florian, Miami, il Chateau Marmont a Los Angeles – sono due uomini e una donna, conducono vite accomunate all’apparenza solo da frequentazioni fuori dalla media: sono un jazzista e un chitarrista rock in perenne tournée e un’antiquaria con la passione della fotografia che contrariamente agli altri personaggi ha optato per una stasi autoimposta, un isolamento statico praticato da vent’anni, a proteggere un’ossessione erotico-artistica ereditata da un amore che non è più sulla scena.

Diversi ma immobilizzati in una profonda, comune solitudine, giunti a un momento cruciale di bilanci esistenziali, i tre incroceranno le loro esistenze in un raffinato gioco delle parti che comprenderà svelamenti intimi e inconfessabili a raccogliere fissazioni e segreti, un omicidio, una confessione non sollecitata, il desiderio ultimo di pace mentale, di un’isola deserta reale o a valor di metafora.

Si ritrovano tutte le passioni dell’autore, Roberto Saporito, in Jazz, rock, Venezia (Castelvecchi editore) musica e antiquariato in primis, sganciate tuttavia dal pericolo di una connotazione ombelicale perché mediate dalla scrittura sempre misurata, controllata e da un linguaggio preciso, essenziale senza essere scarno.

Poggiandosi su un’architettura narrativa complessa ma solida, Saporito sceglie di scrivere – con facilità – in partitura tripla e in prima e terza persona, quando non in seconda (Stai pensando che la solitudine si combatte con l’estremizzazione della solitudine stessa, mettendo a nudo il proprio cuore davanti al nulla totaleinsinua rivolgendosi direttamente al personaggio ma anche al lettore, a un suo eventuale isolamento mal tenuto a bada come quello dei suoi protagonisti, inducendogli una riflessione diretta e intima).

Non poteva, infine, esserci ambientazione migliore per un romanzo di solitudini di Venezia, città orgogliosamente staccata dalla terraferma, in nobilissimo isolamento, con l’idea sottesa di staticità paludosa connaturata nella laguna. E non è un caso che la vitalità dichiarata la si trovi non nei tre protagonisti concepiti come sospesi, a un passo da decisioni fondamentali sulla piega da dare alla propria vita, ma in un personaggio marginale, Pietro, l’unico descritto senza troppi indugi su dettagli di abbigliamento, estraneo a ogni cliché. A lui, nelle poche pagine che gli verranno dedicate, Saporito farà pronunciare frasi che illuminano di significato retrospettivamente l’intero romanzo.

A cura di Anna Vallerugo

Il link diretto alla recensione: http://www.satisfiction.se/jazz-rock-venezia/

 

Le parole degli altri(rubrica a cura di Roberto Saporito)

Zonadidisagio

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E.L. Doctorow “La città di Dio” (Mondadori, 2000)

“L’esperienza letteraria estende l’impressione e la trasforma in discorso. Fiorisce in pensiero con sostantivi, verbi, complementi oggetti. Pensa… La fiction va dovunque, dentro, fuori, si ferma, riparte, la sua azione può essere mentale. E non è vincolata al tempo… Nei cupi orrori della coscienza i romanzi possono fare qualunque cosa.” [E.L. Doctorow, “La città di Dio”]

“Mi chiedo: quante volte può il mondo arrivare alla fine prima che il mondo arrivi alla fine?” [E.L. Doctorow, “La città di Dio”]

“Ma cosa si pensa esattamente quando si pensa a qualcuno?” [E.L. Doctorow, “La città di Dio”]

“Il mio nome è Ludwig Wittgenstein… Avevo imparato a parlare molto prima di compiere quattro anni, ma ero così atterrito dal mondo in cui mi trovavo che scelsi il silenzio.” [E.L. Doctorow, “La città di Dio”]

“Non si è tenuti a riportare tutto. O a far succedere…

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Le parole degli altri (a cura di Roberto Saporito)

Zonadidisagio

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Flannery O’Connor, “Nel territorio del diavolo / Sul mistero di scrivere” (Mystery and Manners), Minimum Fax, 2003

“Un’opera d’arte esiste indipendentemente dal suo autore non appena le parole sono sulla carta, e tanto più compiuta è l’opera, tanto meno importante è chi l’ha scritta o perché… Le intenzioni dello scrittore vanno rintracciate nell’opera stessa, non nella sua vita.” [Flannery O’ Connor, “Mystery and Manners”]

“Non ricordo un solo romanzo che, al liceo o al college, mi sia mai stato dato da studiare in quanto tale. A dire il vero, sono arrivata a un passo dalla laurea in lettere prima di capire veramente cosa fosse la narrativa, e forse nemmeno allora l’avrei appreso, se non mi ci fossi cimentata di persona. Penso sia senz’altro possibile completare un corso accademico di letteratura inglese, e uscirne con un titolo di studio apparentemente rispettabile, senza con ciò aver imparato a leggere la narrativa.”…

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